La prima gravidanza non è arrivata subito, diciamo che si è fatta aspettare e desiderare parecchio, quindi non mi stupivo del fatto che anche quella volta i mesi passassero e ancora la mia pancia era vuota.
Non mi stupivo ma non disperavo.
Con il grande di un anno, e poi di un anno e mezzo abbondante, andavamo avanti a canzoni dei film Disney, e una in particolare mi risuonava in testa spesso, la canzone di Baloo, l'orso de "Il libro della giungla":
Mi ripetevo spesso e canticchiavo le ultime parole:
"e quando sai che puoi farne a meno
e non ci stai pensando nemmeno
sai cosa accadrà?
quel che ti occorre lì per lì ti arriverà"
A febbraio ho avuto un problema al seno, ho fatto diverse ecografie e anche un ago aspirato. Non era niente, ma diciamo che mi sono focalizzata su quello, e a metà marzo, non ci stavo pensando nemmeno, ho scoperto di essere incinta!
"Quel che ti occorre" dice la canzone, non "quel che desideri" o "quello che speri". Quel che ti occorre.
A mio figlio occorreva un fratello. E gli è arrivato.
La stessa cosa succedeva a novembre del 2011, quando la stessa canzone mi tornava in mente e quando poi ho scoperto di aspettare il mio bambino numero tre.
Ora mi occorre qualcosa di diverso. Mi occorre che il mio primogenito guarisca. Occorre che si salvi. Occorre che viva.
E invoco la canzone come un mantra, come un portafortuna, come una preghiera, per far capire a Chi di certo Lassù mi ascolta che cosa mi occorre.
So che posso farne a meno perché dopo 5 anni di calvario ho fatto pace con l'idea che potrei perderlo. L'anno scorso ci siamo andati così vicino che quasi avevamo accettato la cosa.
Ma mi occorre che viva. Ogni volta che lo guardo, lo so. Mi occorre che viva.
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