La notte in cui è nato il mio secondo figlio, prematuro di 26 settimane e del peso di un chilo, il mio primogenito, allora di 2 anni, si trovava in una camera sterile perché aveva appena ricevuto la diagnosi di leucemia.
Ora, dopo 4 anni e mezzo, sono entrambi sul divano alle mie spalle e guardano la televisione, mentre il mio terzo figlio, di 6 mesi, mi si agita in braccio.
Era domenica, e avevo ascoltato per radio la Messa di Radio Maria. Le parole ascoltate all'omelia mi risuonavano in testa. Il sacerdote aveva citato il brano del Vangelo di Matteo in cui si racconta della tempesta sedata da Gesù:
Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva. Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?» (Mt8, 23-27)
Durante la notte, dopo il parto, non riuscivo a prendere sonno e continuavo a ripetere quelle due parole: "Signore, salvaci", salva la mia famiglia.
Sono le stesse parole che mi tornano in testa oggi, da quando ho letto la notizia delle prossime dimissioni del Santo Padre.
"Signore, salvaci", salva la tua Chiesa.
Le porte degli inferi non prevarranno, di questo sono certa, eppure quanta tristezza...

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