Sto in fissa. Ho preso una sbandata. Non pensavo che potesse succedere, oltre a Candy Crush in questo periodo c'è un'altra cosa che occupa grande parte dei miei pensieri e delle mie giornate:
La Pasta Madre.
Trattasi di intruglio fatto da farina e acqua che, con uno starter iniziale zuccherino, miele, yogurt o altro, inizia a fermentare giovando dei batteri presenti nell'aria, e dà vita a una roba viva, che si conserva in frigo, si "rinfresca" di tanto in tanto e si usa al posto del lievito chimico per fare pizza, pane e chi più ne ha più ne metta.
Sono venuta a conoscenza di Pasta Madre girovagando su vari siti e vari blog, e me ne sono innamorata seguendo il blog di
Cristina, di cui parlerò prossimamente, perché merita (Cristina, non il suo blog).
Ho tentato in vari modi di produrla, senza risultato, non fermentava e diventava acida.
Poi una personcina magica me ne ha "spacciata" un po' (si dice così) e da quel momento è una presenza importante nel mio frigorifero.
Si chiama Claretta, la mia Pasta Madre, che è la contrazione di Clara Concetta, che poi è il nome che
avevo scelto per il mio terzo figlio qualora fosse stato femmina.
Claretta vive nel suo barattolo decorato con una placca di rame che io stessa ho inciso nell'acido, per darle una casetta bella e personalizzata, e ogni volta che serve, o che ne ho voglia, viene fuori, la rinfresco e faccio il pane.
Come si rinfresca: si toglie dal barattolo aiutandosi con un cucchiaio e si pesa. La mia fa circa 200 grammi.
Io aggiungo 120 ml di acqua di rubinetto a temperatura ambiente e la sciolgo ben bene aiutandomi con una frusta a mano.
Poi aggiungo farina di Manitoba, quanto basta per farla diventare una palla morbida ma che non si attacchi alle mani. E' importante darle da mangiare sempre farine con molto glutine. Sulla busta della farina ci dovrebbe essere scritta la percentuale di proteine contenuta. Nella farina 0 è più alta che in quella 00, e quindi va preferita. Nella farina 0 manitoba ce n'è ancora di più, circa il 15%, e questo è essenziale per dare da mangiare alla Pasta Madre una grande quantità di glutine fresco, in modo che lieviti bene e non inacidisca. Si chiama anche "farina di forza" proprio per questo motivo.
Una volta impastata la metto a riposare nel forno spento, per un periodo variabile. In inverno tutta la notte, ora che fa un gran caldo bastano 4-5 ore.
Dopo questo tempo, col cucchiaio prendo circa la metà dell'impasto ottenuto e lo rimetto nel suo barattolo, chiudo e metto in frigo. Così Claretta è di nuovo a casa ed è pronta per la prossima volta.
Con la parte restante faccio pane, pizza, panini, calzoni al forno, cornetti... aggiungendo di volta in volta gli ingredienti necessari (sale, olio, latte, farine integrali, di farro ecc.).
Il pane viene buono, si conserva a lungo, e poi, soprattutto, che soddisfazione!
La stessa personcina magica che mi ha spacciato Claretta, poi, mi ha introdotto al magico mondo del Licoli, ovvero il LIevito in COttura LIquida.
E' simile alla Pasta Madre ma il suo grado di idratazione è 130%, ovvero è molto più idratato, tanto da essere quasi liquido.
La sua caratteristica principale è che può vivere nel frigo senza essere rinfrescato per un mese, un mese e mezzo, e non si rovina, a differenza della Pasta Madre che va rinfrescata minimo minimo una volta alla settimana (anche più spesso ora che fa così caldo).
Il barattolo con attorno lo scotch colorato me l'ha dato lei, e mi ha suggerito un sito su cui trovare le istruzioni per "curarlo". Il sito
"C'è di mezzo il mare" è di una mia omonima, che vive in Giappone, e che crea in cucina delle cose meravigliose.
E' però evidentemente più poetessa che ingegnere, perché le sue istruzioni sono molto articolate e farcite di commenti, poco schematiche, quindi ci si deve perdere un po' di tempo per capire e buttarsi. In ogni caso da lì ho preso le istruzioni per convertire la Pasta Madre in Licoli, e negli ultimi giorni mi sono cimentata in questa impresa dando vita alla creatura nel barattolo accanto a quello che mi è stato spacciato, partendo da Claretta. Si chiama Lucina, da Lucia Teresina, altro nome che darei a una figlia femmina. No, non è che mi piacciono i nomi doppi, è che ho talmente tante Sante e Santi da ringraziare che non mi basterebbe mettere al mondo una dozzina di figli per rendere onore a tutti.
Dagli scarti della conversione della Pasta Madre in Licoli ho tirato fuori dei panini al latte, i calzoni al forno e, naturalmente, la pizza (io mangerei pizza tutti giorni).
L'ultima impresa è stata quella di creare uno di quelli che la Anna del Giappone chiama Licol-frutta, cioè una pasta liquida lievitante che vien fuori sfruttando la fermentazione della frutta.
Per questa riporto le istruzioni passo passo perché è di grandissima soddisfazione e di riuscita immediata (se ce l'ho fatta io...)

- Si prende una prugna, si lava, si affetta e si mette in un bicchiere con circa 200 ml di acqua. Si lascia coperta con un piattino tutta la notte, poi, la mattina, si mette in frigo così com'è e si lascia fino a sera.
- la sera si tira fuori dal frigo, si filtra e si usa.
- 30 gr di farina di manitoba + 30 gr di infusione di prugna, mescolare con una frusta, mettere in un bicchiere coperto da un piattino e lasciare a temperatura ambiente.
- dopo 8 ore (in realtà anche dopo 5 ore, con il caldo) aggiungere 30 gr di infusione e 30 gr di farina di manitoba, mescolare con la frusta e lasciar riposare, coperto da un piattino.
- Ripetere il passaggio precedente per 4 volte (fino a finire l'infuso) aggiungendo di volta in volta 30 gr di infusione e 30 gr di manitoba, e poi lasciar riposare per 5-8 ore. (io non sono stata molto rigida sugli orari, la notte non mi sono alzata per rinfrescare e ho lasciato anche 10 ore a riposare, il giorno ho anticipato un po' i tempi).
- dopo l'ultimo passaggio e l'ultimo riposo, conservare in frigo.
Mano a mano che si procede si dovrebbe vedere la fermentazione, il volume dell'impasto aumenta e si vedono le bolle d'aria (alveoli) prodotte dai batteri fermentanti.
Con il mio Licol-prugna ancora non ho fatto niente, ma sono curiosa come una scimmia e non credo che resisterà molto in frigo prima di essere sperimentato.